Ci sono viaggi che iniziano davvero nel momento in cui si arriva alla destinazione e altri che sembrano cominciare molto prima, già durante il volo, quando guardando la mappa sullo schermo dell’aereo ci si rende conto delle distanze che si stanno attraversando. Il mio viaggio negli Stati Uniti appartiene sicuramente alla seconda categoria.
Ero con la mia compagna e davanti a noi avevamo un itinerario che ci avrebbe portato attraverso una parte dell’Ovest americano. Prima, però, c’era una breve parentesi a Chicago: appena una sera, quasi un assaggio degli Stati Uniti prima di ripartire verso la California.
Questa è la prima parte del mio viaggio negli Stati Uniti occidentali: dall’impatto iniziale con Chicago ai quattro giorni trascorsi a San Francisco, fino a quella che sarebbe diventata una delle visite più particolari di questa parte del viaggio, l’isola di Alcatraz.
Una sera a Chicago: l’inizio del viaggio negli Stati Uniti
Chicago per noi è stata soprattutto una città intravista. Non avevamo il tempo necessario per conoscerla davvero e forse proprio questo ha reso quelle prime ore ancora più particolari.
Dopo un viaggio lungo, con quella strana combinazione di stanchezza e curiosità che si prova appena arrivati negli Stati Uniti, avevo soprattutto voglia di uscire e rendermi conto di essere finalmente lì. Restare in albergo sarebbe stato quasi uno spreco.
La prima cosa che mi ha colpito è stata la dimensione verticale della città. I palazzi sembravano molto più presenti di quanto immaginassi dalle fotografie. Non era semplicemente una questione di altezza: era il modo in cui vetro, acciaio, strade, luci e prospettive si sovrapponevano.
Camminando con la mia compagna avevo quella sensazione tipica delle prime ore di un viaggio lontano: tutto è normale per chi vive lì, mentre per te ogni dettaglio diventa interessante. I taxi, i semafori sospesi, le insegne, il rumore delle auto, perfino l’ampiezza delle strade contribuivano alla sensazione di essere entrati improvvisamente dentro un’immagine degli Stati Uniti che fino a quel momento avevo conosciuto soprattutto attraverso film e fotografie.
Chicago mi è sembrata subito americana, ma non nel modo stereotipato che mi aspettavo. Aveva qualcosa di più severo. L’architettura le dava carattere e la presenza dell’acqua, tra il Chicago River e l’enorme Lago Michigan, impediva al paesaggio urbano di diventare una distesa indistinta di edifici.
La stanchezza si faceva sentire, naturalmente. Ma proprio quella prima passeggiata serale è uno dei ricordi che associo all’inizio del viaggio: io e la mia compagna un po’ spaesati, ancora con la testa sull’orario italiano, mentre cercavamo contemporaneamente di orientarci e di assorbire il più possibile di una città nella quale sapevamo che saremmo rimasti pochissimo.
Per cosa è famosa Chicago?
Chicago è famosa soprattutto per la sua architettura e il suo skyline, ma la città ha un’identità molto più ampia. La sua storia è legata allo sviluppo dei grattacieli, al Lago Michigan, al Chicago River, al blues e alla house music, oltre naturalmente a simboli molto conosciuti come Millennium Park e il suo Cloud Gate, soprannominato comunemente “The Bean”.
Avendola vissuta solo per poche ore non avrebbe senso presentarla come una città che conosco in profondità. Quello che ho capito immediatamente, però, è perché l’architettura venga nominata così spesso quando si parla di cosa vedere a Chicago: in alcuni punti è sufficiente alzare lo sguardo per avere la sensazione che la storia moderna della città sia scritta direttamente sulle facciate degli edifici.
Anche il soprannome Windy City è ormai inseparabile da Chicago, anche se la sua origine non sembra dipendere semplicemente dal vento: nel tempo è stata collegata anche al carattere “ventoso”, nel senso di loquace e vanaglorioso, attribuito alla politica e alla promozione della città nell’Ottocento.
Che tipo di clima c’è a Chicago?
Chicago ha un clima continentale, con una forte differenza tra le stagioni: gli inverni possono essere molto freddi e nevosi, mentre le estati sono calde. Il Lago Michigan influenza il clima locale, ma non elimina le forti escursioni termiche tipiche di questa parte degli Stati Uniti.
È un’informazione che può sembrare secondaria finché non si comincia a organizzare concretamente un viaggio: visitare Chicago in gennaio oppure in luglio significa trovarsi davanti condizioni completamente diverse.
Quanto dista Chicago da New York?
Una delle cose che il primo viaggio negli USA mi ha fatto capire meglio è la scala del Paese. Guardando una cartina europea, siamo abituati a ragionare in distanze relativamente contenute. Negli Stati Uniti cambia completamente la prospettiva.
Chicago e New York distano circa 1.145 chilometri in linea d’aria; su strada si arriva indicativamente intorno ai 1.280 chilometri, a seconda dell’itinerario. Non sono quindi due città “vicine” soltanto perché entrambe appartengono alla parte centro-orientale degli Stati Uniti.
Ed era una sensazione che avrei percepito ancora di più poche ore dopo, quando saremmo partiti da Chicago in direzione completamente diversa: San Francisco e la costa del Pacifico.
Cosa significa Chicago e come si chiamano i suoi abitanti?
Il nome Chicago non ha una vera “traduzione italiana”. La sua origine viene fatta risalire a termini delle lingue dei popoli nativi della regione collegati a una pianta simile alla cipolla o al porro selvatico che cresceva nell’area. Nel corso del tempo le grafie utilizzate dagli esploratori francesi portarono alla forma che conosciamo oggi.
In italiano gli abitanti di Chicago vengono normalmente chiamati chicaghesi.
Gli italiani a Chicago
Anche Chicago ha un legame importante con l’immigrazione italiana. Parlare semplicemente di “quanti italiani ci sono a Chicago”, però, può essere fuorviante perché bisogna distinguere tra cittadini italiani residenti negli Stati Uniti e americani di origine italiana.
Le stime pubblicate nel 2026 dal Consolato Generale d’Italia a Chicago indicano oltre 22.000 cittadini italiani nel solo Illinois, mentre gli americani di origine italiana nello Stato sarebbero circa 735.000. La circoscrizione consolare è molto più ampia e comprende diversi Stati del Midwest.
Chicago ha quindi una presenza italiana significativa, anche se quando si pensa alle grandi comunità italoamericane degli Stati Uniti è soprattutto New York a occupare un posto centrale nell’immaginario e nella storia dell’emigrazione italiana.
Da Chicago a San Francisco: verso la California
La mattina successiva Chicago era già una tappa alle nostre spalle.
È uno degli aspetti che mi piace dei viaggi itineranti: una città che poche ore prima rappresentava tutto il tuo orizzonte diventa improvvisamente il punto di partenza per qualcosa di completamente diverso.
Il volo verso la California rendeva evidente quanto fosse grande il Paese che stavamo attraversando. Chicago e San Francisco sono due città statunitensi, ma geograficamente, climaticamente e culturalmente sembrano appartenere quasi a mondi diversi.
Stavamo entrando nella parte del viaggio che aspettavo di più: il nostro viaggio nella West Coast.
E San Francisco sarebbe stata la prima vera tappa da vivere senza la sensazione di dover ripartire subito.
Quattro giorni a San Francisco
Se Chicago mi aveva impressionato per la verticalità degli edifici, San Francisco mi ha colpito soprattutto per il movimento del paesaggio.
Qui la città sale e scende continuamente. Le strade sembrano arrampicarsi sulle colline per poi precipitare verso la baia, e camminare significa cambiare prospettiva di continuo. A volte bastavano pochi isolati perché davanti a noi comparisse improvvisamente uno scorcio d’acqua, un tratto di baia o una fila di case che sembrava disegnata seguendo l’inclinazione della collina.
È probabilmente questo il primo ricordo che mi viene in mente pensando ai nostri quattro giorni a San Francisco: le salite.
Da una parte ti fanno capire rapidamente che una distanza breve sulla mappa non significa necessariamente una passeggiata facile. Dall’altra sono proprio le colline a regalare alla città molte delle sue prospettive più caratteristiche.
Con la mia compagna camminavamo molto. Era il modo migliore per percepire i cambiamenti tra una zona e l’altra e soprattutto per osservare quei dettagli che normalmente scompaiono quando ci si sposta sempre in auto.
Poi c’erano i cable car. Li avevo visti infinite volte nelle fotografie, ma dal vivo risultavano quasi strani: un mezzo di trasporto storico che continua a muoversi tra auto moderne, edifici, turisti e residenti. È uno di quei casi in cui un’immagine associata da sempre a una città smette improvvisamente di essere un’immagine e diventa qualcosa che passa realmente davanti a te facendo rumore.
E naturalmente c’era il Golden Gate.
Il ponte è talmente presente nell’immaginario collettivo che temevo potesse avere quell’effetto tipico dei monumenti già visti migliaia di volte prima ancora di arrivarci: belli, ma quasi familiari. Invece mi ha fatto l’effetto opposto.
Ciò che mi ha colpito non è stata soltanto la struttura del ponte, ma tutto quello che lo circondava: l’acqua, il vento, le colline dall’altra parte della baia e soprattutto la rapidità con cui luce e nuvole modificavano il paesaggio.
È una caratteristica che avrei ritrovato anche durante la visita ad Alcatraz: a San Francisco il clima e la baia non fanno semplicemente da sfondo. Sono parte della città.
Per cosa è famosa San Francisco?
San Francisco è famosa per il Golden Gate Bridge, i cable car, Alcatraz, Chinatown, Fisherman’s Wharf, le sue colline e quartieri molto diversi tra loro.
Ma dopo averla visitata credo che limitarsi ai suoi simboli racconti soltanto metà della storia. La sua particolarità sta proprio nel modo in cui tutti questi elementi convivono in uno spazio relativamente compatto.
In pochi chilometri si passa da strade molto eleganti a zone turistiche, quartieri residenziali, viste sulla baia e aree dove l’atmosfera cambia completamente. È una città che raramente mi è sembrata uniforme.
E forse è anche per questo che visitare San Francisco mi è piaciuto: non avevo mai la sensazione di vedere sempre la stessa città.
Qual è il periodo migliore per andare a San Francisco?
Non esiste un periodo perfetto per tutti, ma settembre e ottobre sono spesso tra i mesi più piacevoli per visitare San Francisco: l’inizio dell’autunno tende a regalare giornate più miti e serate più limpide rispetto a parte dell’estate.
È uno dei piccoli paradossi climatici della città. Chi arriva pensando automaticamente a “California uguale caldo” può rimanere sorpreso. San Francisco risente moltissimo dell’Oceano Pacifico e della baia, e anche durante l’estate vento e nebbia possono abbassare rapidamente la temperatura.
Il consiglio più semplice è quindi quello che vale anche per una visita ad Alcatraz: vestirsi a strati. Una giornata iniziata con il sole può diventare molto più fresca nel giro di poco tempo.
Meglio San Francisco o Los Angeles?
La domanda “è più bella Los Angeles o San Francisco?” non ha una risposta oggettiva. Sono città troppo diverse perché abbia senso stabilire una vincitrice assoluta.
San Francisco è più compatta, più facile da esplorare a piedi in molte zone e caratterizzata da una geografia urbana immediatamente riconoscibile. Los Angeles è enormemente più estesa e offre un’esperienza completamente diversa, molto legata all’automobile e ai suoi diversi quartieri.
Per il mio modo di viaggiare, almeno in questa fase dell’itinerario, San Francisco mi ha conquistato soprattutto per la facilità con cui riusciva a sorprendermi camminando. Bastava girare un angolo o arrivare in cima a una salita perché cambiasse completamente la prospettiva.
È una preferenza personale, non una classifica.
Quanto costa la vita a San Francisco?
San Francisco è una città costosa, e bisogna distinguere tra quanto costa viverci stabilmente e quanto costa visitarla come turista.
Per capire il livello dei prezzi immobiliari basta guardare i dati del Census Bureau: nel periodo 2020-2024 l’affitto lordo mediano registrato in città è stato di 2.476 dollari al mese, mentre il valore mediano delle abitazioni occupate dai proprietari ha superato 1,39 milioni di dollari.
Per chi è in viaggio il problema è naturalmente diverso: incidono soprattutto alloggio, ristorazione, parcheggi e attrazioni. I prezzi cambiano molto in base al periodo e alla zona, quindi eviterei di indicare una cifra giornaliera universale.
La sensazione, però, si percepisce abbastanza velocemente. San Francisco non è una città nella quale partirei immaginando di spendere poco.
Qual è il quartiere da evitare a San Francisco?
Non parlerei di un intero quartiere di San Francisco come di una zona nella quale un turista non debba assolutamente entrare. La sicurezza urbana cambia nel tempo e, soprattutto, può cambiare parecchio da una strada all’altra.
Il Tenderloin è una delle aree nelle quali un visitatore che non conosce la città può trovarsi maggiormente a disagio, soprattutto in alcuni isolati e nelle ore serali. Questo non significa che si debba descrivere l’intero quartiere come una “zona proibita”. È più utile controllare il percorso, osservare l’ambiente circostante e, se una strada non convince, cambiarla senza problemi.
Un’altra precauzione pratica riguarda l’automobile. Le indicazioni ufficiali rivolte ai visitatori insistono sul non lasciare bagagli, documenti o oggetti visibili all’interno delle auto parcheggiate. È una regola semplice che prenderei seriamente se dovessi tornare a San Francisco.
I quartieri più esclusivi di San Francisco
Alla domanda “dove vivono i ricchi a San Francisco?” non esiste naturalmente una sola risposta. Zone come Pacific Heights, Presidio Heights, Sea Cliff e Nob Hill sono tradizionalmente associate ad abitazioni prestigiose e a una delle immagini più eleganti della città.
Nob Hill, in particolare, conserva ancora quell’aspetto classico fatto di edifici storici, hotel importanti, cable car e panorami che sembra quasi riassumere una determinata idea di San Francisco.
Ma uno degli aspetti interessanti della città è proprio il contrasto. Pochi chilometri, a volte pochi isolati, possono separare realtà sociali ed economiche molto differenti.
La visita ad Alcatraz
Tra le cose che avevamo in programma a San Francisco, la visita ad Alcatraz era quella verso cui provavo più curiosità.
La prigione fa parte di quell’immaginario americano che conosci molto prima di arrivare negli Stati Uniti. Film, documentari, fotografie, storie sulle fughe: il nome Alcatraz è quasi diventato sinonimo di carcere inespugnabile.
Eppure l’esperienza comincia prima di mettere piede sull’isola.
Il traghetto si allontana da San Francisco e la città cambia lentamente prospettiva. Guardandola dall’acqua sembra quasi più ordinata. Poi ti volti e davanti compare Alcatraz.
La cosa che mi ha colpito durante l’avvicinamento è stata soprattutto la sua posizione. Sulle fotografie l’isola sembra remota. Dal vivo, invece, San Francisco appare incredibilmente vicina.
Ed è proprio questa vicinanza a rendere Alcatraz ancora più inquietante.
Immaginavo cosa potesse significare per un detenuto vedere la città, le luci e una vita normale apparentemente a pochi minuti di distanza, sapendo però di non poterla raggiungere. La prigione non era nel mezzo di un oceano: la libertà era lì davanti, visibile.
Una volta sbarcati, anche il vento contribuiva alla sensazione di isolamento. L’isola è esposta, il tempo può cambiare velocemente e salendo verso gli edifici principali si comincia lentamente a lasciare alle spalle il rumore del traghetto.
Dentro il carcere l’atmosfera cambia ancora.
Le celle sono piccole. Molto più di quanto sembrino nelle fotografie.
È stato probabilmente questo il dettaglio che mi ha colpito maggiormente durante la visita: non l’immagine spettacolare della grande prigione, ma la normalità soffocante dei suoi spazi. Una branda, un piccolo lavabo, pochi oggetti. Ripetuti cella dopo cella, corridoio dopo corridoio.
Camminando accanto alla mia compagna parlavamo meno del solito. Non perché fosse un luogo “spaventoso”, ma perché più si procede nella visita più diventa facile immaginare la quotidianità di chi vi è stato rinchiuso.
Il contrasto più strano arrivava quando, uscendo da alcuni ambienti, tornava davanti agli occhi la baia.
Da una parte un panorama enorme, aperto. Dall’altra celle progettate proprio per impedire alle persone di uscire.
È forse il ricordo più forte che mi è rimasto di Alcatraz: il contrasto continuo tra la sensazione di spazio all’esterno e quella di confinamento all’interno.
Perché Alcatraz è famosa?
Alcatraz è famosa soprattutto per essere stata, dal 1934 al 1963, un penitenziario federale di massima sicurezza nel quale furono rinchiusi alcuni criminali molto conosciuti, tra cui Al Capone.
Ma la vera storia di Alcatraz è molto più lunga di quella del carcere federale.
Prima di diventare una prigione federale, l’isola era stata una fortificazione militare e successivamente un carcere militare. Qui fu costruito anche il primo faro operativo della costa occidentale degli Stati Uniti. Dopo la chiusura del penitenziario, Alcatraz avrebbe avuto un altro importante capitolo storico con l’occupazione iniziata nel 1969 da parte degli Indians of All Tribes, legata alla lotta per i diritti dei nativi americani.
Ridurre Alcatraz alla sola storia di Al Capone e delle evasioni significa quindi perdere una parte consistente della sua storia.
Cosa significa Alcatraz in italiano?
Anche il nome dell’isola ha una storia interessante. Nel 1775 l’esploratore spagnolo Juan Manuel de Ayala utilizzò il nome Isla de los Alcatraces per una delle isole della baia.
Tradurre semplicemente “Alcatraz” con “pellicano” rischia però di essere troppo semplicistico. Le fonti storiche collegano il termine spagnolo agli uccelli marini osservati nella zona, e lo stesso National Park Service segnala una storia etimologica più complessa rispetto a una traduzione moderna parola per parola.
La cosa curiosa è che gli uccelli continuano ancora oggi a essere una presenza importante sull’isola, che ospita numerose specie marine nidificanti.
La vera storia di Alcatraz e perché il carcere fu chiuso
Il carcere federale di Alcatraz non fu chiuso perché qualcuno fosse riuscito a dimostrare che la prigione era diventata facilmente espugnabile.
La ragione principale fu molto più concreta: gestire Alcatraz costava troppo.
Gli edifici stavano deteriorandosi e avrebbero richiesto importanti lavori di ammodernamento. La posizione su un’isola rendeva inoltre particolarmente costosa la gestione quotidiana: perfino l’acqua dolce doveva essere trasportata.
Nel marzo del 1963 il penitenziario federale chiuse definitivamente. Una struttura di massima sicurezza più moderna era stata realizzata a Marion, in Illinois, rendendo sempre meno sensato continuare a sostenere gli enormi costi dell’isola.
Visitandola oggi è interessante pensare che uno dei luoghi più famosi della storia carceraria americana non sia stato abbandonato per un grande evento spettacolare, ma anche per problemi molto pratici di manutenzione e gestione.
Le fughe da Alcatraz e il mistero dei tre evasi
La domanda “quante persone sono fuggite da Alcatraz?” richiede un po’ di attenzione.
Durante il periodo del penitenziario federale 39 detenuti furono coinvolti in 14 diversi tentativi di evasione. Non esiste però alcuna evasione ufficialmente confermata come riuscita.
Diversi uomini furono catturati o uccisi durante i tentativi. Cinque risultarono dispersi e vennero considerati presumibilmente annegati.
Ed è qui che nasce il più famoso mistero di Alcatraz.
Nella notte dell’11 giugno 1962 Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin riuscirono a uscire dalle loro celle attraverso aperture che avevano preparato nel tempo e raggiunsero l’acqua utilizzando anche un’imbarcazione improvvisata.
I loro corpi non furono mai trovati.
Ufficialmente il loro destino rimane legato all’ipotesi che siano morti durante la fuga, ma non è mai stato possibile stabilire in modo definitivo che cosa sia accaduto dopo il loro ingresso nelle acque della baia.
Conoscere questa storia mentre si è fisicamente sull’isola cambia completamente il modo in cui la si percepisce.
Guardando San Francisco dall’altra parte dell’acqua viene spontaneo chiedersi la stessa cosa che si sono chiesti milioni di persone: sarebbero davvero potuti arrivare vivi dall’altra parte?
È anche questo il fascino della vicenda. Non tanto l’idea romantica della fuga impossibile, quanto quel piccolo margine di incertezza che, a distanza di decenni, continua a esistere.
Ci sono squali nelle acque di Alcatraz?
Sì, nella Baia di San Francisco vivono diverse specie di squali, tra cui lo squalo leopardo. Ma l’idea secondo cui il vero sistema di sicurezza naturale di Alcatraz fosse costituito da enormi squali pronti ad attaccare i detenuti appartiene più alla leggenda che alla realtà.
Per un eventuale fuggitivo i problemi principali erano altri: acqua fredda, correnti, distanza e condizioni della baia.
Il fatto che ancora oggi molte persone cerchino informazioni sugli “squali di Alcatraz” dimostra quanto il mito della prigione sia diventato grande quasi quanto la sua storia reale.
Alcatraz è ancora visitabile?
Sì. Alcatraz è visitabile ancora oggi ed è una delle attrazioni più richieste di San Francisco.
L’accesso avviene tramite traghetto dalla zona del Pier 33 e il National Park Service consiglia di acquistare i biglietti in anticipo perché nei periodi più richiesti le disponibilità possono esaurirsi.
Gli orari cambiano in base alla stagione e l’isola è normalmente aperta per quasi tutto l’anno, con chiusura a Thanksgiving, Natale e Capodanno.
Un’informazione utile per chi organizza il viaggio nel 2026: sono in corso lavori di conservazione della Cell House che dovrebbero proseguire indicativamente fino al 2028. Una parte dell’ala nord è temporaneamente chiusa, ma il blocco principale delle celle e il percorso dell’audiotour restano accessibili.
Se dovessi dare un solo consiglio a chi sta pensando di inserire questa escursione tra le cose da fare a San Francisco, sarebbe semplice: non considerarla soltanto un’attrazione legata alla storia criminale americana.
La parte più interessante, almeno per me, è arrivare sull’isola, osservare la distanza dalla città e cercare per qualche ora di immaginare che cosa significasse vivere in un posto nel quale la libertà era continuamente visibile dall’altra parte dell’acqua.
Da San Francisco verso l’Ovest americano
Dopo quattro giorni, anche San Francisco cominciava lentamente a trasformarsi da destinazione in ricordo.
Chicago era stata un’introduzione rapidissima agli Stati Uniti. San Francisco, invece, ci aveva dato il tempo di entrare davvero nel viaggio.
Ripensandoci, le due città mi sono rimaste impresse per ragioni quasi opposte. Di Chicago ricordo soprattutto l’impatto iniziale: le dimensioni, i palazzi, le luci e quella prima sera in cui io e la mia compagna cercavamo ancora di convincerci di essere davvero dall’altra parte dell’Atlantico.
Di San Francisco ricordo il movimento: le salite, la baia, il vento, le prospettive che cambiavano continuamente. E poi Alcatraz, che prima del viaggio era semplicemente uno dei nomi più famosi degli Stati Uniti e dopo la visita è diventata qualcosa di molto più concreto.
Ma il viaggio non finiva lì.
San Francisco era soltanto il punto da cui il nostro itinerario avrebbe cominciato ad addentrarsi realmente nell’Ovest americano. Ci aspettavano altre strade, paesaggi completamente diversi e quella sensazione che, negli Stati Uniti, le distanze siano sempre più grandi di quanto sembrino sulla mappa.
È proprio da lì che continua il racconto. Per seguire le altre tappe puoi scoprire gli altri racconti di viaggio che sto raccogliendo sul blog.
Domande frequenti su Chicago, San Francisco e Alcatraz
Qual è il mese ideale per andare in California?
Non esiste un unico mese ideale perché la California è enorme e presenta climi molto diversi. Per San Francisco, settembre e ottobre sono spesso particolarmente piacevoli; per altre zone della California il periodo migliore può cambiare completamente.
Qual è il posto più bello della California?
È una domanda inevitabilmente soggettiva. San Francisco, la costa del Pacifico, i grandi parchi naturali e le aree desertiche offrono esperienze completamente diverse. Più che cercare un vincitore assoluto, sceglierei in base al tipo di viaggio che si vuole fare.
Quanto tempo serve per visitare San Francisco?
Per una prima visita considero tre o quattro giorni un buon compromesso. Permettono di conoscere diverse zone della città e dedicare mezza giornata alla visita di Alcatraz senza trasformare tutto in una corsa.
Quanto dura la visita ad Alcatraz?
Non esiste una durata obbligatoria identica per tutti. Bisogna considerare il traghetto, la salita verso la Cell House, la visita del carcere e il tempo per esplorare l’isola. Personalmente eviterei di inserirla in una giornata già troppo piena.
Alcatraz vale la pena?
Per me sì. Non soltanto per la storia della prigione, ma per l’esperienza complessiva: il traghetto, la posizione dell’isola, gli ambienti del carcere e la vista di San Francisco dalla baia rendono la visita molto diversa dalle normali attrazioni cittadine.


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